Storia

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LA PIANA ROTALIANA
La Piana Rotaliana oggi comprende i comuni di Mezzolombardo, Mezzocorona, San Michele all’Adige, Roveré della Luna, Nave San Rocco, Faedo, in una visione allargata rispetto ai confini geografici e storici della più vasta pianura del Trentino Alto Adige/Südtirol. Sotto il primo aspetto può essere utile ricordare la definizione proposta da Aldo Gorfer, in base alla quale il territorio in esame “S’interna, disegnando un enorme triangolo tra le bastionate rocciose del M. Fausiór (m 1550) a mezzogiorno, del M. Monticello (m 1857) a settentrione, con vertice alla gola della Rocchetta e base all’Adige. In tal modo il Piano presenta una continuità con la Valle atesina stessa dando luogo a un tratto di pianura lunga circa 6 km e larga 3.”. Nella sua opera Gorfer comprendeva nel “Piano Rotaliano” solo i centri di Mezzocorona, Roveré della Luna e Mezzolombardo. Nave San Rocco, Grumo, così come San Michele all’Adige e Faedo rientravano, stando a questo autore, nella valle dell’Adige.

La Piana Rotaliana rimase legata al principato vescovile di Trento dal 1004 al 1803. Nell’ambito ecclesiastico le prime testimonianze, del XII secolo, documentano l’esistenza di una pieve di notevole estensione, con centro a Mezzocorona. Comprendeva i paesi di Roveré della Luna, Favogna/Fennberg, Magré/Margreid, Grumo, Nave San Rocco, Zambana vecchia, Fai della Paganella e Mezzolombardo; all’inizio della loro storia anche Cortina all’Adige/Kurtinig e Penone/Penon, frazione di Cortaccia/Kurtatsch appartennero alla pieve di Mezzocorona. In progresso di tempo avvennero dei distaccamenti: rimasero legate a Mezzocorona le curazie di Grumo e Roveré della Luna. Il 10 giugno 1608, invece, il principe vescovo di Trento Carlo Gaudenzio Madruzzo (1600-1629) separò Mezzolombardo dall’antica chiesa matrice e costituì la parrocchia omonima, comprendente Nave San Rocco, Zambana vecchia e Fai della Paganella. Nella zona esistevano la giurisdizione tirolese di Mezzocorona e la propaggine settentrionale della pretura esterna di Trento, di competenza vescovile, che interessava Mezzolombardo. Recentemente nei confini della Piana Rotaliana sono stati inclusi centri come Faedo e San Michele all’Adige, appartenenti, a rigore, ad altri bacini della regione, per motivi geografici e storici. In passato erano parte della giurisdizione di Montereale/Königsberg, confinante con quella di Mezzocorona in corrispondenza del fiume Adige.

IL TEROLDEGO
Cesare Battisti nel 1905 sottolineava che “L’ambiente vero del teroldego è il piano del Noce specialmente a Mezolombardo e Mezocorona; per quanto il teroldego sia coltivato anche in altre posizioni; ma il piano del Noce, fatto dalle alluvioni del torrente si confà ad esso molto più dei terreni di collina. Nel piano del Noce poi la migliore posizione è quella lungo il vecchio alveo del torrente.”. Qualche riga più avanti lo studioso specificava: “La fortuna del piano del Noce sta in due cause: nella qualità del suolo anzitutto e in secondo luogo nella selezione dei vigneti fatta dagli agricoltori. Il suolo del piano del Noce è costituito da potenti strati di alluvioni prevalentemente calcaree trasportate dal torrente. Queste alluvioni sono ottime e per gli elementi nutritivi che forniscono alla pianta e per le speciali condizioni d’ambiente climatico che ad essa in causa della loro penetrabilità creano nel sottosuolo. L’opera dell’agricoltore, che, per una serie di favorevoli circostanze, fu diretta con ben precisi criteri di economia rurale, valse a operare nel piano del Noce un’ottima selezione dei tipi.”. Oggi si pensa alla Piana Rotaliana come alla zona vocata per la coltivazione della vite, il Teroldego in particolare, anche se questa percezione è una immagine storicizzata, nel senso che si è abituati a credere che qui la coltivazione della vite abbia avuto sempre un ruolo di primo piano. In realtà l’immagine storica della più vasta pianura della regione riserva delle sorprese: in passato, infatti era molto diffusa la coltivazione del gelso e la coltura promiscua. La vite aveva il proprio spazio, ma non il monopolio. Le prime notizie della presenza della viticoltura a Mezzolombardo risalgono al 1231, quando si parla di terreni coltivati a vite nelle località “Pasquari” ed “Enticlar”. Fra il 1540 e il 1543 compare inoltre il toponimo “alle Teroldeghe”.

Testo a cura dello storico Paolo Dalla Torre