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  • on 05.07.2010
  • at 02:41 PM
  • by denise
lug5

Giorgio de Cles, nuovo coordinatore regionale dell’associazione “Città del vino” 0

Mezzolombardo Giorgio de Cles: patrimonio genetico unico da difendere
Teroldego, basta divisioni

MEZZOLOMBARDO – Giorgio de Cles, 27 anni, laurea in viticoltura e enologia, imprenditore vitivinicolo e consigliere comunale autonomista a Mezzolombardo, è il nuovo coordinatore regionale dell’associazione «Città del vino». Eletto venerdì, fissa subito gli obiettivi del suo mandato. «L’associazione – spiega – è utile perché permette all’economia del vino trentina di leggere in modo trasversale le questioni della promozione e di avviare un vero confronto nazionale con gli altri territori sulle normative, sulla viticoltura nel suo complesso e sul marketing». Il neocoordinatore ha un chiodo fisso in testa, da quando almeno si è laureato: il rapporto fra i produttori e i comuni. Non certo per una questione commerciale o di accesso alla contribuzione, ma per rendere più nitido il legame fra lo sviluppo urbanistico e la produzione. «Noi dobbiamo – annota de Cles – pensare allo sviluppo urbanistico in un contesto enologico. In Francia, da oltre 100 anni, è stato realizzato uno studio sui vini autoctoni e sulla pianificazione delle scelte urbanistiche. Se noi non studiamo il valore delle zone di pregio dei nostri vini l’espansione urbanistica andrà a causare danni alla nostra economia». Un altro punto del programma del nuovo coordinatore è di aumentare il numero dei comuni oggi (22) aderenti all’associazione. «Noi abbiamo in Trentino tanti piccoli comuni con delle produzioni di eccellenza. Aderire alla Città del Vino permette di confrontarsi sullo stesso livello con realtà nazionali famose e conosciute in tutto il mondo». Nelle prossime settimane, dovrebbe aderire al progetto il comune di Faedo. Anche se il ruolo di coordinatore lo porterà a confrontarsi con tutte le realtà viticole della regione, de Cles guarda con attenzione alla Piana Rotaliana e al Teroldego. Ponendo subito un paletto: basta parlare di Teroldego di Mezzolombardo o Mezzocorona. «Mi piacerebbe, ed i contatti sono stati già avviati, creare un consorzio di difesa del patrimonio genetico del Teroldego. E tornando al ragionamento iniziale del rapporto fra sviluppo urbanistico e territorio credo con forza che la Comunità di Valle giocherà un ruolo importante per uscire dagli schemi passati. Il Maso Scari della mia famiglia parte da Mezzolombardo ed arriva a Mezzocorona da una parte e sul comune di San Michele dall’altra. Dobbiamo come produttori fare un ragionamento di insieme». E sulla possibilità di introdurre la docg per la produzione di Teroldego? «Credo che la difesa del vitigno autoctono del Teroldego sia importante per evitare che venga prodotto in ogni parte del mondo. Con pazienza e gradualmente dovremo prendere in considerazione tutti gli strumenti per difendere la peculiarità di questo vino»

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