Arte e cultura

Arte e cultura

I paesi di Mezzolombardo e Mezzocorona offrono diverse testimonianze storico-artistiche, a cominciare dagli edifici sacri, per considerare quindi i centri abitati nella loro stratificazione secolare. In una visita che trasmetta un’idea di quanto conservato oggi, si possono suggerire questi itinerari.

A Mezzolombardo il percorso dovrebbe iniziare dalla chiesa di san Pietro apostolo, dello scadere del XV secolo, con l’altare maggiore ligneo policromo, datato 1656. Il campanile conserva alla base una lastra con l’indicazione “1425 M Z SIMON – DE SPAZO DA COM FECIT”. Nel cimitero attorno alla chiesa, all’interno delle logge, sono allineati i monumenti funerari dei maggiorenti del paese e alcune lastre tombali d’epoca, opera di artisti significativi, come Davide Filippi (Faedo, 1865 – Vienna, 1937).
Dal piazzale la vista spazia sulla pianura e verso il castello della Torre, un tempo di proprietà di un ramo della famiglia Spaur, passato ai Welsberg, agli Unterrichter e quindi ai Tamanini. Il complesso prende il nome dalla torre risalente agli inizi del XV secolo o alla seconda metà del precedente. La struttura attuale del castello è della seconda metà del Cinquecento, con interventi successivi, in particolare del principe vescovo di Trento Giovanni Michele Spaur, in carica dal 1698 al 1725, nato a Mezzolombardo nel luglio 1639.  La chiesa di santa Apollonia vergine e martire, di fattura rinascimentale, conserva due altari marmorei di ottima esecuzione. Nei pressi del cimitero va osservata anche la Toresèla, fabbrica ottocentesca eretta, si ritiene, sulle fondamenta del mastio del maniero di san Pietro, oggi scomparso. La visita per Mezzolombardo continua nella chiesa arcipretale della Natività di san Giovanni Battista, costruita fra il 1846 e il 1850 in sostituzione della precedente, realizzata fra il 1611 e il 1629. L’altare maggiore, del 1849, è opera di Antonio Gradenigo da Padova, su disegno di Pietro Selvatico. Davanti all’edificio sacro passa l’antica “via imperiale”: la strada attraversava tutto il centro storico di Mezzolombardo e, nei secoli, favorì lo sviluppo economico del paese. L’immagine dell’abitato presenta una certa varietà: i rioni delle “Canevarìe”, del “Piàz” e del “Cornèl” verso la montagna alle spalle del paese, conservano diversi edifici rustici, con scale, ballatoi lignei e pitture devozionali, come la Crocifissione datata 1497, visibile su di un edificio del rione del “Piàz”. L’asse principale, invece, è caratterizzato dalle facciate dei palazzi signorili: fra gli edifici possono essere ricordati palazzo Stefenelli e casa Filos, in piazza san Giovanni; palazzo de Vigili de Kreutzenberg sul lato sinistro di corso Giuseppe Mazzini e di fronte casa de Eccher. Più avanti, sulla destra, palazzo Scari, quindi in piazza delle Erbe casa Walter e, a fianco, la “casa del podestà”. Sulla facciata, all’interno di una cornice settecentesca in stucco, è racchiuso un dipinto, con la rappresentazione della Madonna con il Bambino. Lungo via Giuseppe Garibaldi, un tempo “via dei mercanti”, si incontrano diversi immobili di fattura ottocentesca e, in particolare, dopo la cinta muraria del castello, palazzo de Vigili von Kreutzenfeld. La strada continua fino alla chiesa dell’Addolorata, del 1695, da dove si può proseguire in via Emanuele de Varda, nel rione del “Borghét”, passando accanto a casa Reich, edificio cinquecentesco, con torretta sporgente. Lungo il percorso sinuoso della strada si incontra la chiesa della Madonna delle Grazie, eretta nel 1890 come ex voto da Eugenio Ferrari. La visita può concludersi osservando le varie ville in stile Liberty (“Trentina”, “Elvetica”, “Argentina”, “Favorita”) e con una sosta nella chiesa del convento francescano dell’Immacolata, della seconda metà del Seicento. L’altare maggiore racchiude un’edicola sacra, dello scadere del Cinquecento, nota come “Capitèl de la Madòna”, oggetto di forte devozione da parte delle persone di Mezzolombardo.

Mezzocorona offre diversi spunti per una visita, tanto da lasciar ipotizzare singoli percorsi tematici: dall’aspetto religioso, a quello castellano, per passare a edifici di una certa importanza. L’architettura religiosa è rappresentata dalla chiesa arcipretale di santa Maria Assunta: documentata nel 1199, subì diversi interventi nel corso dei secoli, fino alla sua ricostruzione su disegno dell’ingegnere circolare friulano Leopoldo de Claricini Dornpacher (1812-1888) fra il 1862 e il 1866. L’interno, a croce latina a navata unica, conserva un crocifisso di Giovanni Pendl da Merano/Meran; la pala maggiore, del 1857, è opera di Angelo Ambrosi da Borgo Valsugana (1811-1891), copia dell’Assunta di Tiziano Vecellio, conservata nella chiesa di santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia. La costruzione del campanile è avvenuta in tre fasi successive, la copertura a cipolla, in sostituzione della precedente a guglia, è del 1757. Alla base è murata la lastra tombale degli inizi del Quattrocento di Leonhard von Metz, noto come “l’om de fer”, ovvero l’uomo vestito di ferro”, uccisore del basilisco. Una lapide sul fianco sud ricorda padre Graziano Leonardelli, missionario francescano ucciso in Cina nel 1937. Il territorio del paese è ricco di altre chiese di fattura settecentesca: san Michele arcangelo sul dosso omonimo, dove si trova anche il cimitero, san Giovanni Nepomuceno e san Lorenzo martire in località “Monte”.
Nella fessura della roccia, o “corona” è inserito il castello di san Gottardo vescovo, uno dei maggiori esempi di costruzione medievale di questo tipo, caratterizzata da due corpi di fabbrica. Quello centrale è noto come “casa dell’eremita”: dopo l’abbandono della sua funzione difensiva allo scadere del Quattrocento, vi risedettero nel corso del tempo dei romiti e la cappella divenne meta di pellegrinaggi. Secondo la leggenda la zona di Mezzocorona sarebbe stata infestata da un mostro alato, il basilisco, rifugiatosi nella grotta del maniero. Nel 2007 Marco Avanzini, responsabile della sezione di Geologia e Paleontologia del Museo Tridentino di Scienze Naturali di Trento, ha identificato sulla volta della caverna diversi calchi in rilievo di impronte di dinosauri e di rettili più antichi di loro: la voce popolare acquisisce in tal senso un aspetto suggestivo. Ai piedi della corona è visibile castel Firmian, riadattamento di un maso medievale, con interventi nel 1480 a opera di Nicolò Firmian (1451-1510), in contatto con Massimiliano I (1508-1519) e nella seconda metà del Settecento da parte di Francesco Alfonso Giorgio Firmian (1686-1756). All’interno è presente un salone a due piani, tipologia confrontabile con quello di palazzo Scari a Mezzolombardo, oggi tramezzato.
Nel centro storico sono posti alcuni palazzi significativi: il Municipio ha sede in un edificio appartenuto ai conti Firmian, ai de Chini, poi ai Martinelli fino al 1985. All’interno, al secondo piano, i soffitti presentano affreschi allegorici e mitologici: uno di questi è datato 1576, gli altri sono riferibili a Paul Troger da Monguelfo/Welsberg (1698-1762). Il palazzo conserva alcune stanze rivestite in legno, stufe in maiolica e arazzi fiamminghi, parte del ciclo di Decio Mure, tessuti su cartoni di Pieter Paul Rubens (1577-1640) nel 1630-1640 circa. Palazzo Martini, di origine cinquecentesca, interessato da vari interventi soprattutto nel XVIII secolo, conserva in facciata degli affreschi, uno dei quali datato 1663 e, all’interno, stanze foderate in legno con stufe a olle e dipinti d’epoca. Il “salone delle feste”, interamente affrescato da Giovanni Battista Svidercoschi Gru nel 1793, costituisce l’ambiente più significativo dell’immobile. Nel cortile, infine, è visibile la cosiddetta “quercia del fagiano”, messa a dimora nel 1886 dal conte Giovanni Martini (1873-1952). La canonica, di origini piuttosto antiche, conserva all’esterno, così come all’interno, diverse pitture del XVI-XVIII secolo. Sull’angolo esterno, per esempio, è visibile lo stemma del principe vescovo di Trento Cristoforo Madruzzo (1539-1567), sormontato dal cappello cardinalizio. Il dipinto risale agli anni quaranta del Cinquecento, al tempo del parroco Giovanni Betta, medico personale del presule e, assieme agli altri nell’edificio, testimonia la committenza artistica dei colti parroci di Mezzocorona.

Testo a cura dello storico Paolo Dalla Torre